IL FASCINO PER LA PAROLA SI TRADUCE IN IMMAGINE
Da Pegaso, dicembre 2014

“Io credo che la Poesia esista comunque e dovunque l’espressione configuri il dramma dell’uomo nel tempo e nello spazio. L’evoluzione del DNA della comunicazione conserva al fondo il patrimonio segreto della parola” (citazione-intervista da www.literary.it). Sintesi puntuale e significativa da parte dell’acuto intellettuale ed insigne poeta, Franco Manescalchi, che in forza di una lunga ed intensa carriera di scrittore, curatore di “Pianeta Poesia” (ciclo annuale di incontri promosso dall’Associazione Novecento Poesia – Centro di studi e documentazione, di cui è presidente) e assiduo collaboratore della Casa Editrice Polistampa, per cui dirige le Collane Sagittaria e “Corymbos.
Il suo ricco percorso, segnato dallo stretto legame tra vocazione letteraria e l’accostamento alle Arti figurative, registra nel 1956 la sua partecipazione alla formazione del Gruppo “Amici dell’Arte”, esercitando l’attività di Critico nella frequentazione di alcuni tra i maggiori artisti fiorentini del tempo e scrivendo per loro: Farulli, Tredici, Midollini, Ciabani, Capocchini. Nel 1959 entra in contatto con il Gruppo di “Quartiere” in dialogo con i Movimenti letterari generazionali sul piano nazionale, redigendo l’omonima Rivista; nel 1969 è tra gli ideatori e coredattore della Rivista in ciclostile Collettivo R. Il suo impegno di scrittore si è sempre adoperato per far calare i fattori valoriali e cognitivi della Cultura nella scuola e nella società, promuovendo l’esperienza “storica” dei Doposcuola su modello “ Milaniano” e conducendo negli Anni Settanta corsi di Scrittura creativa ed Educazione all’immagine nel Laboratorio di Arti visive dell’Accademia di Belle Arti a Firenze. Negli stessi anni collabora alle pagine letterarie di importanti Periodici e Quotidiani nazionali quali Il Ponte e L’Unità, per ricoprire in seguito incarichi di redattore e direttore di altre realtà editoriali di rilievo: la rivista Punto d’incontro; il periodico di satira ed umorismo grafico Ca Balà; negli Anni Ottanta fa parte del Gruppo editoriale senese-romano di Messapo; dirige il periodico Stazione di Posta e fonda insieme ad altri l’intergruppo-circuito di poesia editoriale e performativa di respiro internazionale Ottovolante. È talmente vasta la bibliografia di opere liriche e critiche scritte dall’autore che ci si limita a segnalare l’Antologia delle sue stagioni poetiche nel libro LA NEVE DI MAGGIO, 1959 -1995 (Polistampa 2000) ed il recente volume LA CITTA’ SCRITTA da “QUARTIERE” alle GIUBBE ROSSE (Edifir 2005), quale sapiente e preziosa summa critico-storiografica della Cultura della Poesia del secondo Novecento a Firenze. Una personalità dunque così poliedrica ed affascinata dall’interdipendenza fra i linguaggi non poteva escludere di sperimentare con felici esiti, tra gli anni ‘60 ed ‘80, l’interconnessione fra parola ed immagine, realizzando una serie cospicua di opere inedite, da lui definite: “Arte visuale”. Si tratta di un ricercato itinerario grafico di oltre sessanta esemplari dai lirici ed ironici riscontri, avvalorati dalla messa in opera di una pluralità di tecniche esecutive in assoli o commiste e duettanti fra loro: matita, biro, china, tempera, pastello, olio, collage. Il disegno ora incisivo, ora fluido si flette a delineare, ritrarre, evocare, interagendo con il colore o impreziosito da papiers-collès, le sequenze di vissuti in cui la preponderanza dei soggetti è figurativa. L’intento narrativo si converte in moderne iconografie tratte dal quotidiano, nell’allusione ad immaginari desunti, analogici, realistici secondo una galleria di volti, profili, angolate positure e corporeità omaggianti in particolar modo la femminilità. È latente il conflitto-confronto con la società del consumismo, nella dialettica neorealista tra l’essere e l’apparire, nel sottile gioco delle parti, nel monito alla dignità della persona nelle delicate dinamiche relazionali. Il nostro poeta-artista sorprende per le sue IDEAZIONI A COLLAGE, tendenza d’avanguardia per il recupero oggettuale dell’immagine ritagliata, divulgativo ready-made, che scandisce la sua polivalente visione semantica, in parte in sintonia con le ricerche coeve di “Poesia visiva” degli storici esponenti Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Franco Manescalchi, ama a tal punto la sinestesia fra le Arti da non tralasciare nessun medium espressivo al passo con la modernità, cimentandosi attualmente anche nella Fotografia e Digital Art, dominato da un unico intento: indagare il reale, assaporarlo nel canto lirico, distanziarlo con ironia e sagacia, mantenere alto sul piano della Polis, come egli afferma, la tensione sulla “bellezza” quale ideale di humanitas, contro ogni mercificazione e cupidità, non violata e tutelata che celebra le facoltà psicofisiche dell’uomo nel conoscere se stesso e nel relazionarsi con il mondo.

Silvia Ranzi

LA VIDEOARTE: L’UOVO PRIMIGENIO
Da Codicillo, Editrice la Giuntina, Firenze, 25 giugno 2003

Cosmogonia: ho spiato nell’Album di Franco Manescalchi.
Un mostruoso cannocchiale mi ha ‘lanciata’ ai primordi, nel «calco nero e vuoto», ove si è trasformato in un minuscolo microscopio: il vasto, l’immenso, lo sconfinato ho potuto vedere e, pure… il piccolo, il minuto, il limitato. Nella stupefa­cente cosmogonia di Franco, allo Schizzo di umana figura se­gue Luglio nell’alba.
Le foglie incendiate hanno la forma di lame ossute; sotto le acque fermenta la terra. Quando tu, o terra, apparirai, io prenderò coscienza degli spazi, perché cielo, mare e tu, terra, vi sarete amati a “incastro”: è emerso il Cosmo. E… risucchia­to dalla spirale, prende forma il non essere: la notte lunare, il blu stellare, il rosso della natura, nel cielo solare. Sfumano, i colori intensi e delicati, si astraggono nella natura lussureggiante, sospesa sul blu immenso delle acque oceaniche. Nel tramonto arrossato, ondula l’arcobaleno. Conchiglie e tarta­rughe si portano alla sabbiosa riva: il sole, muto, sorride…, le forme informi trapassano nel figurato!
Nell’Uovo primigenio… si rompono le acque e Gesù, co­me Fanes, si mostra e, distinguendo, crea il mondo. Mentre, alla luce della coscienza, sta per essere l’uomo. Una spiaggia infinita, lambita da acque infinite, impasta la vita…, dell’uo­mo e della natura.
La “casualità”, pilotata dall’Artifex, ha creato arte purissi­ma: «Fiat lux» e la luce è nella trasparenza di innumeri riflessi e rifrazioni. Il mistero del Padre stupisce… sprofondato nel misterioso geometrismo dei primordi.
Le varie parti dell’essere si sono separate e distinte per ri­comporsi nell’Intero, esaltate da decorazioni estetiche, di grande bellezza, sospese, dove? Nel mondo del corallo. A che servono le parole? Mistero dell’essere…, spiando là dove si forma, mentre l’anima umilmente invoca.
Nell’Uovo, l’essere si moltiplica; la larva si apre e si mette di guardia alla vita. Tutto il mondo si è concluso, separandosi e accordandosi e… si specchia nell’infinito, abissale, Specchio di Dio, nelle innumerevoli sue rifrazioni di luce.
Riflessione.
La poetica del piacere non consegue il piacere, ne compie il dovere.

Maria Teresa De Chiara Simoncini