IL RAPPORTO INTERDISCIPLINARE FRA LE LE DUE ARTI. POESIA E PITTURA

Franco Manescakchi

Fino dall’antichità è stato scritto che “La pittura è poesia silenziosa, la poesia è pittura che parla”.
(Simonide, poeta greco, 556-468 a.C. – in Plutarco, Della gloria degli ateniesi, II sec.).
Quinto Orazio Flacco, Ars poetica, I sec. a.C. , afferma che la poesia è come la pittura, deve essere letta e riletta per comprenderne il senso (“Ut pictura poesis”), ovvero “la poesia è come un quadro” o “un quadro è come una poesia”.
Leonardo da Vinci ricorda che fra poesia e pittura vi è un nesso che le rende armonicamente complementari:
“La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede”.
“La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca”.
(Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, XVI sec.)
Confortato da questi paradigmi e conservando la distinzione fra i generi, al di qua di sviluppi multimediali (esemplificabili, nel tempo, dal flauto di Teocrito fino ai calligrammi di Apollinaire) si può dire che la mia idea di fare confluire in una sorta di unico laboratorio le “due arti” (poesia e pittura), non era né è peregrina.
Ne ebbi conferma nel 1961, quando il direttore della galleria l’Indiano, Piero Santi, invitò anche noi di Quartiere ad una mostra denominata Autografi di scrittori illustrati da pittori e scultori.
Per il mio primo libretto, Città e relazione, avevo messo in copertina la riproduzione di un paesaggio urbano, di mura calcinate dal sole, di Leonardo Papasogli, un giovane pittore del gruppo di Nuova Corrente di grandissimo talento grafico, tanto che – mi dicono – Mario De Micheli si era mosso appositamente da Roma per prendere visione di una sua personale.
Così questa mostra vide una mia poesia illustrata da Papasogli.
Ricordo benissimo l’incontro con Piero Santi e il giovane Marini, suo collaboratore, quando andai a scrivere il mio testo sul disegno. Santi, che aveva letto il mio libretto, disse una frase di apprezzamento come “La sua poesia dà un senso tutto suo alle cose che rappresenta”.
Questo fu il primo e uno dei rari incontri col gruppo dell’Indiano perché il vento della Storia mi portava, data anche la mia formazione, verso spalti civili dove – pure – conservai la fedeltà a una lezione tutta interna di vita e di stile.
Sfoglio il piccolo bianco catalogo in quarto – tipico dell’Indiano – il cui progetto era dell’amico Andrea Miola, persona di grande sensibilità e di un riguardo tutto interiore.
“La nostra Galleria ha voluto inaugurare la stagione 1961-62 , con una mostra originale, di autografi di scrittori illustrati da pittori e scultori; ma non si creda che si tratti di una ‘trovata’ sia pure estrosa. La collaborazione fra le varie arti, e particolarmente fra letteratura e pittura, è sempre utile… È d’altra parte indicativo che tale richiamo alla collaborazione parta da Firenze, città nella quale, più che in altre, i pittori sono sempre stati molto vicini agli scrittori. L’Indiano si è preoccupato di mostrare, intanto, con questa Antologia, quella che oggi è la cultura fiorentina; in seguito, sarà nostro compito di allargare a tutta l’Italia la nostra iniziativa. .”
L’abbinamento fra scrittori e artisti di quella lontana mostra risulta oggi una mappa della vita culturale di tutto il secondo Novecento .
Le combinazioni non erano da poco. Fra gli altri, : Carlo Betocchi * Ugo Capocchini, Piero Bigongiari * Dino Caponi, Romano Bilenchi * Enzo Faraoni, Alessandro Bonsanti * Marcello Guasti, Alfonso Gatto, * Graziana Pentich, Jorge Guillen * Xavier Bueno, Leonetto Leoni * Fernando Farulli, Nicola Lisi * Ugo Guidi, Mario Luzi * Renato Alessandrini, , Alessandro. Parronchi * Mario Marcucci , Vasco Pratolini * Renzo Grazzini, Giorgio Saviane * Primo Conti , Mario Tobino * Onofrio Martinelli e, naturalmente, Franco Manescalchi * Leonardo Papasogli.
Questo semplice lista rappresenta, di fatto, il contesto in cui avevo vissuto il mio apprendistato culturale.
Dopo, nel 1963 alla prestigiosa Galleria Il Fiore organizzai una mostra di poeti che dipingono La preparazione della mostra fu per me molto complessa. Mi ero intestardito di esporre tutti i maggiori poeti italiani dediti anche alla pittura e alla grafica.
Le cose andarono bene e spedite, per rapidi contatti, per le opere di Luigi Bartolini, Luigi Fallacara, Franco Fortini, Alfonso Gatto, Adriano Grande, Alessandro Parronchi, e altri anche di varie parti d’Italia.
In alcuni casi erano opere eseguite, come si dice, con la sinistra, soprattutto quando la grafica era poco più di un hobby, ma il mio scopo di dare un quadro di come le arti siano contigue anche nei singoli autori era riuscito.
Si dà il caso che negli stessi giorni Pignotti e Miccini (presenti anche nella mia mostra) dessero vita, con un’iniziativa – diversamente motivata – alla Poesia visiva, alla galleria Quadrante.
Il clamore sui quotidiani fu grande, particolarmente sul quotidiano Il Mattino, ad opera di Mario Novi. Intere colonne titolate NON FARE a cui rispondemmo – Io Del Conte e Antonio Bueno – con un analogo NON DIRE, chiuso da Novi con un esclamativo NON FARE E NON DIRE.
Umberto Baldini su La Nazione cercò di ridimensionare la cosa distinguendo le due mostre.
Comunque, ne nacque un caso nazionale. Non a caso nasceva la poesia visiva.
Ma la mia idea della complementarità fra poesia e pittura come motivo di laboratorio è rimasta viva sino ad oggi confortate anche da quanto ebbe a scrivere Carlo Betocchi su Ottone Rosai e Luigi Bartolini.
“Volti pagina e trovi un bel disegno di strada toscana fra cipressi e muriccioli che reggono i campi: rivolti pagina, e riecco altro scritto. E via di seguito.
Direte: – È il libro che lo presenta così. Ma sta il fatto che Ottone era fatto proprio in tal modo, come un libro tutto buono da leggersi e da vedere. Con Ottone non si perdeva battuta: era nato per la parola come disegno.”
Per Luigi Bartolini, poeta e incisore finissimo, tutto da leggere e da vedere, Betocchi aveva queste parole:
“Luigi Bartolini litigava e cantava attraverso la poesia e la prosa con quel suo fare che aveva, come il vino vecchio, il costruttivo dell’età, e l’alcool, invece, eternamente giovane. E tale sua arte partiva, in fondo, dalla pregustata sapienza della parola.”
Con questi ed altri come Scipiome e De Pisis la grande stagione novecentesca ebbe termine.
E tuttavia anch’io continuai s scrivere e disegnare.
Nel secondo Novecento il rapporto fra arte e poesia si configurò diversamente.
Ad esempio, a partire dalla fine degli anni Sessanta il gruppo di Collettivo R dette vita a una presenza della scrittura sul territorio in cui furono coinvolti grafici e pittori (farulli, Tredici, Midollini e altri).
Il concetto di militanza comune prendeva ora corpo in un modo più fattivo, con illustrazioni di libri e riviste, e con altri materiali, ovvero bozzetti e manifesti per recitals ed eventi anche di rilevanza internazionale.
Per questo assiduo operare detti vita all’associazione culturale Centro Due arti e organizzai – in un ampio arco di tempo – due importanti mostre di cui rimangono i cataloghi: da me curati.
– Parola per immagine, mostra di materiali grafici interdisciplinari, Centro di documentazione e grafica Due Arti, Villa Pozzolini, Firenze, 1983 e – Sirio Midollini – Opere e libri da lui illustrati – Biblioteca Marucelliana, Firenze, 2009.
È in questo clima e con questi riferimenti che ho da sempre coltivato in proprio la vocazione all’arte e alla grafica, in cui ho maniofestato prevalentemente in modo espressionistico la mia coscienza critica nei confronti delle storture del tempo (particolarmente contro il machismo, perché la bellezza vista dall’ottica del poeta salverà il mondo) con una produzione assai “limata” rimasta inedita e che oggi appare in questo catalogo.